Castellammare, sequestrato il cantiere navale Marina di Stabia nell’ambito dei controlli sul Sarno
27/03/2026
Proseguono i controlli legati alla rimozione delle cause di inquinamento del fiume Sarno e, dopo il recente sequestro di un cantiere esteso su un’area di 1.500 metri quadrati, arriva un nuovo intervento di rilievo a Castellammare di Stabia. I carabinieri del gruppo per la tutela dell’ambiente di Napoli hanno infatti posto sotto sequestro il cantiere navale Marina di Stabia, situato all’interno dell’omonimo porto turistico cittadino.
L’area interessata dal provvedimento è particolarmente vasta e si estende per circa 60mila metri quadrati. Il sequestro si inserisce nel filone di accertamenti avviati per verificare eventuali attività in grado di incidere sull’inquinamento del sistema ambientale collegato al Sarno, uno dei fronti su cui da tempo si concentrano verifiche e interventi delle autorità competenti.
I reati contestati e i controlli con Arpac
Secondo quanto emerso nel corso delle verifiche, i reati contestati riguardano scarico abusivo di reflui industriali, assenza di autorizzazione alle emissioni in atmosfera e gestione non autorizzata di rifiuti. I controlli sono stati eseguiti dai militari del Noe di Napoli, con il supporto del personale dell’Arpac, e avrebbero consentito di accertare che l’attività di rimessaggio del cantiere nautico si sarebbe svolta senza l’autorizzazione unica ambientale, quindi in assenza dei titoli necessari previsti dalla normativa.
È proprio questo uno dei punti centrali dell’intervento: la mancanza delle autorizzazioni richieste per attività che, per loro natura, possono avere un impatto diretto sull’ambiente e sulle matrici sensibili, a partire dal suolo, dall’aria e dal sistema delle acque reflue.
Imbarcazioni in manutenzione e rischio dispersione di sostanze inquinanti
All’interno del cantiere, secondo quanto ricostruito, erano presenti circa 120 imbarcazioni, alcune delle quali di grosso cabotaggio. Le operazioni di manutenzione sarebbero state effettuate direttamente sul terreno, con la conseguente possibile dispersione di sostanze inquinanti. Secondo gli investigatori, parte di queste sostanze sarebbe potuta confluire nella pubblica fognatura e quindi nel fiume Sarno, mentre un’altra parte si sarebbe dispersa direttamente sul suolo.
Nel corso degli accertamenti sarebbe stata inoltre rilevata un’illecita attività di rimessaggio con utilizzo di solventi e vernici, materiali che richiedono procedure di gestione e smaltimento particolarmente rigorose proprio per il loro potenziale impatto ambientale. È questo il quadro che ha portato al sequestro dell’area nell’ambito dell’inchiesta più ampia sulla tutela del bacino del Sarno.
Un nuovo fronte nelle indagini sull’inquinamento del Sarno
L’operazione conferma come il monitoraggio sul territorio stia interessando non solo scarichi civili o industriali tradizionali, ma anche attività portuali e nautiche che, se svolte senza adeguate autorizzazioni e controlli, possono contribuire in modo significativo al degrado ambientale. Il sequestro del cantiere navale Marina di Stabia rappresenta quindi un ulteriore passaggio in un’attività investigativa che punta a individuare e interrompere tutte le possibili fonti di contaminazione collegate al fiume Sarno.
Il caso si aggiunge così a una serie di interventi che stanno interessando l’area campana e che riportano al centro la necessità di un controllo costante sulle attività produttive e di manutenzione in contesti particolarmente delicati dal punto di vista ambientale.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to