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Se perdono i poeti non vince il mondo: a Salerno e Napoli la poesia diventa resistenza

23/03/2026

Se perdono i poeti non vince il mondo: a Salerno e Napoli la poesia diventa resistenza

C’è un valore particolare negli appuntamenti culturali che non si limitano a celebrare una ricorrenza, ma riescono a trasformarla in un gesto pubblico, civile, perfino necessario. È dentro questa dimensione che prende forma “Se perdono i poeti non vince il mondo”, il progetto nato dalla collaborazione fra la Fondazione Alfonso Gatto, presieduta da Filippo Trotta, e Femminile palestinese, a cura di Maria Rosaria Greco, in occasione dei cinquant’anni dalla morte del poeta salernitano. Il titolo, tratto dai versi di Ibrahim Nasrallah, contiene già il senso profondo dell’iniziativa: la poesia non viene evocata come ornamento, ma come linguaggio capace di custodire memoria, dissenso, identità, permanenza.

Il legame con Alfonso Gatto appare, sotto questa luce, tutt’altro che celebrativo nel senso più rituale del termine. La sua militanza, il suo antifascismo, la sua idea della parola come presenza vigile nel tempo tornano al centro in un calendario di incontri che mette in relazione Salerno, Napoli e alcune delle voci più autorevoli della poesia palestinese contemporanea. Il risultato è un attraversamento culturale che tiene insieme letteratura, musica, teatro, testimonianza e confronto, con un impianto che sceglie la qualità dei contenuti e la forza simbolica degli ospiti.

Alfonso Gatto e la poesia come responsabilità pubblica

Ricordare Alfonso Gatto oggi significa sottrarlo a ogni immobilità monumentale. La sua figura resta viva proprio quando viene rimessa in circolo dentro le urgenze del presente, e il progetto costruito fra il 23 e il 30 marzo va esattamente in questa direzione. La poesia, qui, non è una pratica separata dal mondo, né una disciplina per pochi; è una forma di coscienza, una postura morale, una possibilità di opposizione.

L’accostamento con la poesia palestinese è, per questo, tutt’altro che casuale. Nella scrittura di Ibrahim Nasrallah, come in quella di altre autrici e altri autori palestinesi, la letteratura diventa un luogo in cui la storia può essere riscritta dalla parte di chi ha subìto la violenza, la perdita, l’esilio, la cancellazione. Non c’è retorica in questa impostazione, ma una precisa idea della cultura come spazio di sopravvivenza. La patria, in assenza di giustizia e stabilità, può diventare lingua, immaginazione, memoria condivisa. Può diventare pagina.

È dentro questa prospettiva che i versi di Nasrallah, da cui il ciclo prende il nome, acquistano un peso ulteriore. “Se perdono i poeti non vince il mondo” non suona come un’affermazione astratta, bensì come una linea di resistenza contro tutto ciò che riduce l’esperienza umana a forza, dominio, sopraffazione. Dove il poeta continua a parlare, il mondo non è ancora consegnato del tutto al silenzio dei vincitori.

Il programma tra Salerno e Napoli: incontri, reading e dialoghi mediterranei

Il primo appuntamento è fissato per lunedì 23 marzo alle 19.30, a Palazzo d’Avossa Cultural Hub, in via Botteghelle 11 a Salerno, con una serata interamente declinata al femminile. Al centro ci sarà il dialogo poetico fra Jumana Mustafa, poetessa palestinese fra le fondatrici del festival “Poesia in teatro”, e Gloria Riggio, autrice siciliana d’origine, attiva nella poesia orale performativa, parte del Trento Poetry Slam e redattrice del giornale di poesia Inverso. L’incontro ha già in sé una geografia simbolica molto chiara: due sponde del Mediterraneo, due voci femminili, due esperienze poetiche intense che si cercano e si rispondono.

La serata sarà arricchita dalla performance teatrale del collettivo Asse 162, con “La bestemmia degli angeli caduti”, e dalla partecipazione dell’associazione Donne di carta, con le sue persone libro chiamate a restituire voce ai versi di Alfonso Gatto. Non un semplice cartellone, dunque, ma una costruzione coerente, pensata per far convivere registri differenti all’interno di uno stesso orizzonte espressivo.

Il 26 marzo alle 21.00, ancora a Palazzo d’Avossa, sarà la volta di Ibrahim Nasrallah, protagonista di un reading in musica con Daniele Sepe e Aldo Vigorito. Nella stessa occasione gli verrà consegnato il Premio internazionale di poesia Alfonso Gatto, passaggio che attribuisce all’incontro una portata ulteriore: non soltanto un omaggio alla grande poesia palestinese, ma anche il riconoscimento di una scrittura che ha fatto della parola una forma alta di tenacia umana e politica.

Il 27 marzo alle 10.30, nella Sala Bottiglieri di Palazzo Sant’Agostino, Nasrallah incontrerà gli studenti medi salernitani. Interverranno Chiara Cruciati de Il Manifesto, Wasim Dahmash, arabista ed editore, e Maria Rosaria Greco di Femminile palestinese. Sono previsti anche contributi degli studenti dei licei salernitani. È uno dei momenti più significativi dell’intero programma, perché trasferisce la poesia dal recinto degli addetti ai lavori alla relazione diretta con i giovani, nel luogo delicato in cui si forma lo sguardo sulle parole, sulla storia, sull’altro.

Il progetto si sposterà poi a Napoli il 28 marzo alle 20.00, presso la Fondazione Foqus ai Quartieri Spagnoli, con un nuovo appuntamento che vedrà Ibrahim Nasrallah protagonista di un Reading Music Set insieme a Emanuele Errante e Omar Suleiman. Il 30 marzo alle 18.00, infine, alla Libreria Feltrinelli di corso Vittorio Emanuele 30 a Salerno, Vanni Bianconi presenterà il libro WAHOO, un’odissea al contrario (Marcos y Marcos, 2025), con interventi di Maria Rosaria Greco e Giso Amendola, docente di sociologia del diritto all’Università di Salerno.

Una rassegna che unisce memoria, impegno e libertà culturale

Ciò che rende questa iniziativa particolarmente rilevante è la sua capacità di tenere insieme piani diversi senza disperderli: il ricordo di Alfonso Gatto, la presenza viva della poesia palestinese, il dialogo mediterraneo, il coinvolgimento delle istituzioni culturali e del territorio. Le attività sono organizzate in collaborazione con Provincia di Salerno, Comunità Palestinese Campania, Fondazione Foqus e Casa del Contemporaneo, e tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero. Anche questo dettaglio conta, perché restituisce alla cultura una vocazione aperta, accessibile, non filtrata da barriere simboliche o materiali.

In un tempo in cui il linguaggio pubblico appare spesso impoverito, contratto, piegato all’urgenza e alla semplificazione, una rassegna del genere ricorda che la poesia può ancora essere un luogo di precisione morale, di ascolto, di opposizione all’anestesia. Non offre scorciatoie, non addolcisce il conflitto, non si limita a commemorare. Chiede attenzione, disponibilità, profondità. E proprio per questo continua a incidere.

Tra Salerno e Napoli, la settimana di “Se perdono i poeti non vince il mondo” assume allora il valore di un gesto culturale nitido: riportare la parola al centro, farla risuonare fra lingue, esperienze e generazioni diverse, ricordare che la letteratura, quando resta fedele alla vita ferita degli esseri umani, possiede ancora la forza di opporsi all’oblio.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.