Salerno, 23 misure per droga, armi e metodo mafioso
26/05/2026
Ventitré misure cautelari sono state eseguite dalla Polizia di Stato nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno, con contestazioni che vanno dall’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti al tentato omicidio, dalle estorsioni all’introduzione in Italia di armi da guerra, fino al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Salerno su richiesta della Procura distrettuale, riguarda 23 indagati: per 19 è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per altri 4 gli arresti domiciliari.
L’indagine tra Sarno, Scafati e i collegamenti con la Croazia
L’operazione è stata condotta dalla Sezione Investigativa del Servizio Centrale Operativo di Salerno, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato. Le indagini, sviluppate con attività tradizionali, strumenti tecnici, riscontri sul territorio e servizi dinamici, hanno ricostruito l’operatività di un presunto sodalizio criminale radicato nell’area di Sarno, attivo soprattutto nel traffico di sostanze stupefacenti nelle piazze di Sarno e Scafati, con diramazioni anche fuori regione.
Secondo la ricostruzione investigativa, l’organizzazione avrebbe gestito una rete di distribuzione capace di raggiungere anche la Sicilia. Nel dicembre 2024, nel Palermitano, era stato sequestrato un carico di circa 80 chili di hashish, elemento inserito dagli investigatori nel quadro delle attività attribuite al gruppo. Le contestazioni comprendono inoltre estorsioni, tentate estorsioni, lesioni personali, violenza privata e condotte aggravate dal metodo mafioso.
Gli investigatori ritengono di aver individuato anche la struttura interna del gruppo e i ruoli dei diversi associati. Un indagato, pur trovandosi in stato di detenzione, avrebbe continuato a dirigere il sodalizio, indicando agli affiliati liberi gli imprenditori da colpire con richieste estorsive e ordinando azioni violente per costringere le vittime al pagamento del pizzo o per gestire contrasti nel settore dello spaccio.
Armi da guerra, carcere e favoreggiamento dell’immigrazione
Uno dei filoni dell’inchiesta riguarda la disponibilità di armi da fuoco e l’approvvigionamento dall’estero. Nel corso delle indagini era stato individuato un canale collegato alla Croazia, con l’arresto in flagranza di un indagato trovato in possesso di numerose armi, comprese armi da guerra come fucili d’assalto AK47, acquistate poco prima in territorio croato. A Zagabria, contestualmente all’esecuzione delle misure, la Polizia di Stato e la Polizia croata hanno eseguito un mandato di arresto europeo nei confronti di un cittadino croato ritenuto coinvolto nel traffico.
La cooperazione internazionale ha avuto un ruolo rilevante nell’indagine, realizzata anche attraverso lo scambio informativo tra la DDA di Salerno e la Procura speciale croata USKOK, con il supporto della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e il coordinamento di Eurojust. Proprio Eurojust ha contribuito a definire il raccordo operativo con le autorità croate, anche nella fase esecutiva del provvedimento.
Le attività investigative hanno documentato anche una violenta aggressione in carcere ai danni di un detenuto, che avrebbe riportato gravi fratture con prognosi di 30 giorni. Secondo l’accusa, l’azione punitiva sarebbe servita a costringere la vittima a chiedere di ospitare nella propria cella il presunto capo del gruppo, così da consentirgli comunicazioni più agevoli con i sodali attraverso un telefono cellulare.
Tra gli ambiti contestati compare anche il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, che sarebbe stato realizzato mediante rapporti di lavoro fittizi. Dalle verifiche sarebbero emerse oltre 1000 istanze presentate sul portale del Ministero dell’Interno per richieste di nulla osta al lavoro e ricongiungimento familiare di cittadini extracomunitari attraverso il meccanismo del click day. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e gli indagati devono essere considerati non colpevoli fino a sentenza definitiva.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to